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Gas: in arrivo una riduzione degli oneri di sistema per le imprese ad alto consumo

Il tema del gas resta centrale per molte imprese italiane, soprattutto per le realtà con consumi elevati e processi produttivi fortemente dipendenti dall’energia termica.

Il “Decreto Bollette” ha introdotto una misura specifica per ridurre gli oneri generali di sistema e alcune componenti legate al trasporto e alla distribuzione del gas a favore dei clienti con consumi più rilevanti. Una novità importante, pensata per sostenere le imprese maggiormente esposte al costo dell’energia e per contribuire a contenere l’impatto economico delle forniture nel corso del 2026.

La misura riguarda il periodo compreso tra il 1° aprile e il 31 dicembre 2026 ed è stata attuata da ARERA con appositi provvedimenti. L’obiettivo è intervenire su alcune componenti della spesa gas, generando un beneficio per specifiche categorie di utenza.

Chi può beneficiare della riduzione

La riduzione degli oneri interessa tre principali categorie di clienti:

  • i clienti finali direttamente connessi alla rete di trasporto;
  • i clienti gasivori connessi alla rete di distribuzione;
  • gli altri clienti finali per i consumi superiori a 80.000 Smc/anno.

Si tratta quindi di una misura rivolta in particolare alle imprese con consumi significativi, per le quali il gas rappresenta una voce importante del bilancio energetico.

Infatti, è importante non limitarsi a una lettura generale del provvedimento, ma analizzare nel dettaglio la propria posizione energetica.

Come viene finanziata la misura

La riduzione prevista dal Decreto Bollette è finanziata attraverso i proventi derivanti dalla vendita del gas naturale ancora presente negli stoccaggi e acquistato nel 2022 nell’ambito del servizio di “riempimento di ultima istanza”.

Le risorse ottenute dalla vendita saranno versate alla Cassa per i Servizi Energetici e Ambientali e destinate alla riduzione degli oneri generali di sistema e delle componenti di trasporto e distribuzione.

Si tratta quindi di un intervento regolato, che dovrà essere progressivamente quantificato e reso operativo secondo le modalità definite dall’Autorità.

Cosa aspettarsi nei prossimi mesi

Ad oggi, la misura è ancora in fase di attuazione.

L’entità effettiva del beneficio dipenderà dai proventi della vendita del gas naturale, che dovrà concludersi entro il 30 settembre 2026. Solo successivamente ARERA potrà quantificare con maggiore precisione gli effetti della riduzione e definire le modalità con cui questi saranno applicati.

Questo significa che, al momento, la riduzione potrebbe non essere ancora visibile nelle fatture del gas. Le imprese interessate dovranno quindi attendere i prossimi provvedimenti e verificare quando gli effetti saranno effettivamente riscontrabili in bolletta.

Per le aziende ad alto consumo, tuttavia, è già utile prepararsi: monitorare le proprie forniture, analizzare le componenti di costo e verificare l’eventuale applicabilità della misura consente di non arrivare impreparati quando il quadro sarà pienamente operativo.

Perché non basta guardare il prezzo del gas

Quando si parla di risparmio energetico, molte aziende tendono a concentrarsi esclusivamente sul prezzo della materia prima. È un elemento importante, ma non è l’unico.

La spesa complessiva per il gas è composta da diverse voci: materia prima, trasporto, distribuzione, misura, imposte, oneri e condizioni contrattuali. Per questo, una corretta valutazione della bolletta richiede una lettura più ampia e strutturata.

Ridurre i costi non significa soltanto cercare una tariffa più conveniente, ma capire come è costruita la spesa energetica, quali componenti incidono maggiormente e quali opportunità possono essere attivate in base al profilo di consumo dell’azienda.

Gas, emissioni e carbon footprint

Il gas oltre ad avere un impatto economico, ha anche un impatto ambientale.

Ogni consumo di gas naturale genera emissioni di CO₂ e contribuisce alla carbon footprint dell’azienda. Per questo, le imprese che stanno lavorando sulla sostenibilità devono considerare i consumi gas come una delle principali aree da monitorare.

La carbon footprint permette di misurare l’impronta carbonica dell’organizzazione, includendo le emissioni dirette e indirette generate dalle attività aziendali. I consumi di gas rientrano normalmente tra le emissioni dirette, perché derivano dalla combustione di un combustibile utilizzato direttamente dall’impresa.

Conoscere questi dati è sempre più importante. Banche, investitori, clienti e grandi committenti chiedono con crescente frequenza informazioni ambientali strutturate, verificabili e coerenti con gli standard ESG.

Energia rinnovabile e percorsi di transizione

Dove tecnicamente ed economicamente possibile, le imprese possono valutare interventi di efficientamento, elettrificazione dei consumi termici, pompe di calore, fotovoltaico, sistemi di monitoraggio e approvvigionamento da energia rinnovabile certificata.

L’energia rinnovabile non sostituisce automaticamente ogni utilizzo del gas, ma può contribuire a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, migliorare il profilo emissivo dell’azienda e rafforzare la rendicontazione ambientale.

In particolare, l’utilizzo di energia rinnovabile certificata può incidere positivamente sulla misurazione delle emissioni indirette da energia e sulla costruzione di una strategia ESG più solida.

Per molte imprese, la sfida non è scegliere tra risparmio e sostenibilità. La vera opportunità è costruire un percorso in cui riduzione dei costi, controllo dei consumi e abbattimento delle emissioni lavorino nella stessa direzione.

Il supporto di WP Energy

WP Energy sta seguendo l’evoluzione del provvedimento relativo alla riduzione degli oneri gas e supporta le imprese nella verifica dell’effettiva applicabilità delle agevolazioni alle singole forniture.

Il nostro team può affiancare le aziende nell’analisi delle bollette, nella lettura delle componenti di costo, nella valutazione dei consumi e nell’individuazione delle opportunità disponibili.

Accanto alla gestione economica della fornitura, WP Energy supporta le imprese anche nei percorsi di misurazione della carbon footprint, riduzione delle emissioni e integrazione di soluzioni di energia rinnovabile.

L’obiettivo è aiutare le aziende a trasformare la gestione del gas da semplice voce di costo a leva di controllo, efficienza e competitività.

Nei prossimi mesi, quando il quadro sarà pienamente definito e gli effetti saranno riscontrabili in bolletta, sarà fondamentale verificare ogni fornitura in modo puntuale.

Contatta WP Energy per analizzare la tua posizione e capire se la tua azienda può beneficiare della riduzione degli oneri gas.

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ETS2: cosa cambia per le aziende e perché conviene prepararsi ora

L’Unione Europea sta ampliando il principio del “prezzo del carbonio” anche a settori che fino a oggi erano rimasti fuori dal sistema ETS tradizionale. Con il nuovo ETS2, infatti, il costo delle emissioni di CO₂ verrà esteso anche ai combustibili utilizzati negli edifici, nel trasporto stradale e in alcune attività industriali non già coperte dall’attuale sistema europeo di scambio delle quote.

Per le imprese, questo significa una cosa molto concreta: nei prossimi anni il consumo di combustibili fossili, in particolare gas naturale, benzina, gasolio e GPL, potrà generare nuovi costi indiretti lungo la filiera.

L’avvio del mercato ETS2 è stato posticipato al 2028, ma la fase di monitoraggio è già iniziata dal 2025. Questo rende il tema attuale già oggi, soprattutto per le aziende che vogliono pianificare in modo consapevole la propria strategia energetica.


Che cos’è l’ETS2

Il sistema ETS, acronimo di Emissions Trading System, è il meccanismo europeo che attribuisce un prezzo alle emissioni di CO₂. In parole semplici, chi immette anidride carbonica in atmosfera deve acquistare quote corrispondenti alla quantità emessa.

Il sistema ETS tradizionale è attivo da anni e riguarda soprattutto industria pesante, produzione elettrica, trasporto aereo e trasporto marittimo. L’ETS2 nasce invece per estendere questo principio ad altri ambiti finora esclusi, tra cui:

  • riscaldamento degli edifici residenziali e commerciali;
  • trasporto stradale;
  • piccola industria non già inclusa nell’ETS principale;
  • utilizzo di combustibili fossili soggetti ad accisa.

L’obiettivo europeo è ridurre progressivamente le emissioni dei settori coinvolti, spingendo imprese, operatori e consumatori verso soluzioni più efficienti, meno dipendenti dai combustibili fossili e più coerenti con gli obiettivi climatici al 2030.


Chi sarà direttamente obbligato

Un aspetto importante da chiarire è che l’ETS2 non funzionerà come un obbligo diretto per famiglie e imprese consumatrici finali.

Il sistema è impostato “a monte”: gli obblighi ricadranno sui soggetti che immettono in consumo i combustibili, come fornitori di gas, benzina, gasolio e GPL. Saranno questi operatori ad acquistare le quote necessarie in base alla CO₂ contenuta nei combustibili venduti.

Questo però non significa che le aziende utilizzatrici resteranno escluse dagli effetti economici del nuovo sistema.

Il costo delle quote, infatti, potrà essere trasferito lungo la filiera e riflettersi progressivamente nei prezzi finali delle forniture. Per questo, anche se l’obbligo formale non ricade direttamente sull’impresa cliente, l’impatto potrà comunque farsi sentire sui costi energetici.


Perché l’ETS2 può incidere sulle forniture gas

Il gas naturale è uno dei combustibili più rilevanti nel nuovo scenario. Molte imprese lo utilizzano per riscaldamento, processi produttivi, generazione termica o esigenze operative continuative.

Con l’entrata in funzione dell’ETS2, il prezzo della CO₂ associata al gas potrà diventare una componente da considerare nella valutazione economica delle forniture.

In concreto, le aziende potrebbero vedere comparire nuove voci o maggiorazioni nei contratti, nelle offerte commerciali o nelle bollette, legate proprio al costo delle emissioni.

L’impatto non sarà uguale per tutti. Dipenderà da diversi fattori, tra cui:

  • volume annuo di consumo di gas;
  • tipologia di contratto di fornitura;
  • durata degli accordi commerciali;
  • modalità con cui il fornitore trasferirà il costo ETS2;
  • andamento del prezzo delle quote sul mercato;
  • caratteristiche produttive e fabbisogno energetico dell’azienda.

Per le imprese con consumi elevati, l’effetto economico potrebbe essere più significativo e dovrà essere valutato con attenzione all’interno della pianificazione energetica.

Il rinvio al 2028 non significa che si possa aspettare

La piena operatività dell’ETS2 è prevista per il 2028, ma questo non deve portare le imprese a rimandare ogni valutazione.

Il tema va osservato già oggi perché molti contratti energetici hanno durata pluriennale, alcune scelte di efficientamento richiedono tempi tecnici di analisi e realizzazione, e gli investimenti legati alla riduzione dei consumi devono essere pianificati con anticipo.

Aspettare l’arrivo del nuovo costo in bolletta significa subirlo. Prepararsi prima, invece, permette di comprenderne meglio l’impatto e valutare possibili azioni correttive.

Le aziende possono iniziare fin da ora a:

  • analizzare il proprio consumo annuo di gas e combustibili;
  • verificare le condizioni contrattuali delle forniture;
  • capire se e come il costo ETS2 potrà essere trasferito dal fornitore;
  • valutare interventi di efficienza energetica;
  • considerare soluzioni alternative o integrative, come elettrificazione, pompe di calore, fonti rinnovabili e ottimizzazione degli impianti;
  • monitorare eventuali strumenti di sostegno e incentivi disponibili.

Efficienza energetica e riduzione dei costi

L’ETS2 conferma una direzione ormai chiara: le emissioni avranno un peso economico sempre più rilevante.

Per le imprese, questo rende ancora più importante conoscere con precisione i propri consumi e intervenire dove esistono sprechi, inefficienze o margini di miglioramento.

Ridurre il consumo energetico non significa soltanto abbassare la bolletta nel breve periodo. Significa anche ridurre l’esposizione futura a nuovi costi legati alla CO₂, migliorare la sostenibilità aziendale e rendere più solida la pianificazione economica.

In questo senso, l’efficienza energetica diventa una leva strategica: aiuta l’impresa a contenere i rischi, migliorare il controllo e costruire un modello più competitivo nel tempo.

Il ruolo della consulenza WP Energy

In un contesto in evoluzione, la consulenza energetica diventa fondamentale per interpretare correttamente gli effetti dell’ETS2 e anticiparne l’impatto sui costi aziendali.

WP Energy affianca le imprese nell’analisi delle forniture, nella valutazione dei consumi e nella costruzione di strategie energetiche più efficienti e sostenibili.

Il supporto può includere:

  • analisi dei contratti gas e delle condizioni di fornitura;
  • valutazione dell’esposizione ai futuri costi ETS2;
  • monitoraggio dei consumi e individuazione delle inefficienze;
  • studio di interventi per ridurre consumo ed emissioni;
  • valutazione di incentivi e opportunità disponibili;
  • definizione di un percorso di efficientamento coerente con gli obiettivi aziendali.

L’ETS2 non è solo un nuovo meccanismo europeo. È un segnale concreto di come il costo del carbonio entrerà sempre di più nelle decisioni energetiche delle imprese.

Prepararsi oggi significa evitare scelte affrettate domani.

WP Energy è a disposizione per supportare le aziende con una consulenza mirata, utile a valutare consumi, contratti, possibili impatti economici e strategie per contenere i futuri costi legati alle emissioni.

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Dichiarazione di consumo semestrale 2026: dal 1° luglio si apre la prima finestra di invio

Dal 1° luglio al 30 settembre 2026 si apre la finestra per la presentazione della prima dichiarazione di consumo semestrale relativa al periodo compreso tra gennaio e giugno 2026.

Si tratta di una novità importante per i soggetti obbligati che gestiscono impianti destinati alla produzione energia elettrica. A partire da quest’anno, infatti, la dichiarazione non viene più trasmessa una sola volta all’anno, ma con cadenza semestrale.

Il cambiamento è stato introdotto dal Decreto Legislativo 28 marzo 2025, n. 43, che ha modificato le disposizioni in materia di accise sull’energia elettrica e sul gas naturale.

La prima scadenza prevista dal nuovo sistema si avvicina: per questo è importante iniziare per tempo la raccolta e la verifica dei dati necessari.

Dalla dichiarazione annuale a quella semestrale

Fino al periodo d’imposta 2025, i soggetti interessati erano tenuti a presentare una dichiarazione annuale, riepilogando in un unico adempimento i dati relativi all’intero anno solare.

Dal 1° gennaio 2026, invece, il periodo d’imposta viene suddiviso in due parti:

  • il primo semestre, dal 1° gennaio al 30 giugno;
  • il secondo semestre, dal 1° luglio al 31 dicembre.

A ciascun periodo corrisponde una distinta dichiarazione di consumo semestrale, con una propria finestra temporale di trasmissione.

Per il primo semestre 2026, la dichiarazione dovrà essere inviata tra il 1° luglio e il 30 settembre 2026. La seconda dichiarazione, riferita al periodo luglio-dicembre 2026, dovrà invece essere trasmessa nei primi mesi del 2027.

Il 2026 rappresenta quindi un anno di passaggio particolarmente delicato: dopo la dichiarazione annuale relativa al 2025, presentata secondo il precedente sistema, i soggetti obbligati devono ora confrontarsi per la prima volta con il nuovo adempimento semestrale.

Che cos’è la dichiarazione di consumo

La dichiarazione di consumo è il documento attraverso il quale i soggetti obbligati comunicano all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli i dati relativi all’attività svolta dai propri impianti.

In base alle caratteristiche dell’officina elettrica e al relativo regime fiscale, la dichiarazione può comprendere informazioni riguardanti:

  • i quantitativi di energia prodotti;
  • l’energia autoconsumata;
  • l’energia ceduta o immessa nella rete;
  • le eventuali perdite;
  • le basi utilizzate per il calcolo delle accise;
  • i versamenti già effettuati;
  • gli eventuali conguagli da determinare.

Il passaggio alla dichiarazione di consumo semestrale non modifica soltanto la frequenza dell’adempimento. Richiede anche una gestione più continuativa e ordinata dei dati legati alla produzione energia elettrica. Rilevazioni, registri, misure e documentazione tecnica devono essere aggiornati e coerenti, così da ridurre il rischio di errori o incongruenze al momento della compilazione.

Chi deve prestare attenzione alla nuova scadenza

La nuova periodicità interessa i soggetti obbligati alla presentazione delle dichiarazioni in materia di energia elettrica, secondo quanto previsto dalla normativa sulle accise.

Tra le realtà potenzialmente coinvolte rientrano i titolari di officine elettriche e i gestori di impianti di produzione energia elettrica, compresi quelli che producono energia per usi propri o che operano secondo specifici regimi fiscali.

La presenza di un impianto fotovoltaico o di un altro sistema di generazione, tuttavia, non comporta automaticamente gli stessi obblighi per ogni azienda. Gli adempimenti possono cambiare in funzione della potenza, della configurazione dell’impianto, dell’energia prodotta, dell’autoconsumo, delle modalità di cessione e della posizione fiscale dell’officina.

Per questo motivo è utile verificare preventivamente la propria situazione, evitando di arrivare alla scadenza senza aver chiarito quali dati debbano essere comunicati e con quali modalità.

Perché è importante prepararsi in anticipo

La finestra temporale prevista dalla normativa è ampia, ma la compilazione della prima dichiarazione di consumo semestrale può richiedere diverse verifiche.

Prima dell’invio è necessario controllare la correttezza delle letture, confrontare i dati disponibili, verificare la documentazione dell’impianto e accertarsi che i quantitativi dichiarati siano coerenti con i registri e con gli eventuali versamenti effettuati.

In presenza di più impianti, configurazioni articolate o dati incompleti, le attività di controllo possono diventare più complesse.

Attendere gli ultimi giorni prima della scadenza può aumentare il rischio di:

  • trasmettere dati non corretti o incompleti;
  • riscontrare differenze tra misure, registri e dichiarazioni;
  • dover recuperare documenti mancanti in tempi molto stretti;
  • non riuscire a gestire tempestivamente eventuali anomalie;
  • incorrere nelle conseguenze previste in caso di omissioni o ritardi.

La nuova periodicità rende quindi ancora più importante adottare un metodo di raccolta e controllo dei dati distribuito durante tutto l’anno.

La prima scadenza è ormai prossima

Dal 1° luglio 2026 sarà possibile trasmettere la dichiarazione relativa al primo semestre dell’anno. Il termine ultimo è fissato al 30 settembre 2026.

Il primo passo consiste nell’accertare l’effettivo obbligo di presentazione. Successivamente, sarà necessario raccogliere tutti i dati relativi alla produzione energia elettrica registrata tra gennaio e giugno 2026, verificandone completezza e coerenza. Essendo il primo appuntamento con il nuovo sistema, è opportuno prestare particolare attenzione sia alla correttezza delle informazioni sia alle modalità di compilazione e trasmissione.

Il supporto di WP Energy

WP Energy affianca le aziende nella gestione degli adempimenti connessi agli impianti di produzione energia elettrica, supportandole nella verifica della posizione, nella raccolta dei dati e nella predisposizione della documentazione necessaria.

In vista della prossima scadenza, il nostro team può aiutare le imprese a:

  • verificare se sono soggette all’obbligo;
  • controllare i dati relativi al primo semestre 2026;
  • individuare eventuali informazioni o documenti mancanti;
  • predisporre correttamente la dichiarazione di consumo semestrale;
  • gestire l’invio entro il termine del 30 settembre 2026.

La nuova frequenza richiede maggiore continuità nella gestione dei dati, ma con una pianificazione adeguata l’adempimento può essere affrontato in modo ordinato, riducendo il rischio di errori e ritardi.

La prima finestra di invio è ormai vicina: contatta WP Energy per verificare la posizione dei tuoi impianti e preparare per tempo la dichiarazione relativa al primo semestre 2026.

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Direttiva UE 2023/1791: cosa cambia per le imprese sul fronte dell’efficienza energetica

La Direttiva UE 2023/1791 sull’efficienza energetica segna un passaggio importante nella strategia europea per la riduzione dei consumi e il rafforzamento della sicurezza energetica. La normativa alza l’ambizione dell’Unione Europea in vista del 2030 e introduce un quadro più strutturato di obblighi, strumenti e obiettivi che coinvolgeranno anche il mondo delle imprese.

Il principio di fondo è chiaro: l’efficienza energetica non deve più essere considerata un intervento accessorio, ma un criterio prioritario nelle decisioni di investimento e nella pianificazione industriale. La Direttiva sancisce infatti, per la prima volta con valore giuridico, il principio “energy efficiency first”, cioè “l’efficienza energetica al primo posto”.

Perché nasce la nuova Direttiva

La revisione della disciplina europea sull’efficienza energetica si inserisce nel quadro del Green Deal e del piano REPowerEU, con cui l’Unione punta a ridurre la dipendenza dalle fonti fossili importate, aumentare la resilienza del sistema energetico e contenere i costi nel medio-lungo periodo.

Uno degli obiettivi principali della Direttiva è contribuire alla riduzione dei consumi energetici complessivi dell’UE entro il 2030. In particolare, gli Stati membri dovranno concorrere a garantire una riduzione aggiuntiva dell’11,7% dei consumi energetici rispetto alle proiezioni dello scenario di riferimento europeo.

Non si tratta di una misura isolata, ma di una cornice normativa destinata a incidere progressivamente sulle politiche nazionali, sui piani di investimento e sulle scelte operative delle imprese.

Cosa cambia per le aziende

Tra gli elementi più rilevanti della Direttiva c’è l’ampliamento degli obblighi in materia di diagnosi energetiche e sistemi di gestione dell’energia.

La nuova impostazione supera in parte la logica basata esclusivamente sulla dimensione aziendale e introduce un criterio legato ai consumi energetici effettivi. In particolare:

  • le imprese con un consumo annuo medio di energia superiore a 10 TJ, calcolato sui tre anni precedenti, sono tenute a effettuare una diagnosi energetica;
  • le imprese con un consumo annuo medio superiore a 85 TJ devono dotarsi di un sistema di gestione dell’energia, come la certificazione ISO 50001.

Si tratta di un cambio di approccio significativo: gli obblighi non dipendono più soltanto dalla classificazione dell’impresa, ma dalla reale intensità dei suoi consumi energetici.

In concreto, la Direttiva rafforza:

  • il ricorso alle diagnosi energetiche come strumento per individuare sprechi e margini di miglioramento;
  • l’adozione di sistemi strutturati di gestione dell’energia per le realtà con consumi più elevati;
  • la necessità di collegare l’efficienza energetica a decisioni industriali, investimenti e strategie di sostenibilità.

Efficienza energetica: da obbligo a scelta strategica

Per le imprese, la Direttiva UE 2023/1791 rappresenta un nuovo fronte di compliance normativa e può diventare anche un’occasione per ripensare in modo più consapevole la gestione dell’energia.

Analizzare i consumi, comprendere dove si concentrano le inefficienze e pianificare azioni di miglioramento significa infatti:

  • ridurre sprechi e costi operativi;
  • aumentare la stabilità e la prevedibilità della spesa energetica;
  • prepararsi a futuri obblighi normativi;
  • migliorare il posizionamento dell’azienda sui temi ESG e sostenibilità;
  • rendere più solidi i piani di investimento nel medio-lungo periodo.

La stessa Commissione europea collega l’efficienza energetica non solo alla decarbonizzazione, ma anche alla competitività e alla resilienza dell’economia europea.

Cosa possono fare ora le imprese

Il primo passo è capire dove si trova oggi l’azienda: quali sono i consumi, come vengono monitorati, quali processi incidono maggiormente sulla spesa energetica e quali interventi potrebbero generare benefici misurabili.

In questa fase diventa utile:

  • verificare l’esposizione ai nuovi obblighi;
  • aggiornare o avviare una diagnosi energetica;
  • valutare l’adozione di un sistema di gestione dell’energia;
  • integrare l’efficienza energetica nei piani di investimento e sostenibilità;
  • monitorare l’evoluzione delle misure nazionali di attuazione.

Il supporto di WP Energy

WP Energy affianca le imprese nell’analisi dei consumi, nella valutazione delle opportunità di efficientamento e nella costruzione di strategie energetiche coerenti con l’evoluzione normativa.

In particolare, offriamo una valutazione gratuita del superamento delle soglie di consumo previste dalla Direttiva UE 2023/1791, per aiutare le aziende a capire se rientrano negli obblighi di:

  • diagnosi energetica, in caso di consumi superiori a 10 TJ;
  • adozione di un sistema di gestione dell’energia ISO 50001, in caso di consumi superiori a 85 TJ.

Dalla verifica preliminare alla definizione di un piano di miglioramento, il nostro obiettivo è aiutare le imprese a ottenere più controllo, più efficienza e più valore dalla gestione dell’energia.

La Direttiva UE 2023/1791 conferma una direzione ormai chiara: l’efficienza energetica sarà sempre più centrale. Prepararsi oggi significa essere più competitivi domani.

Contattaci per richiedere una valutazione gratuita delle soglie di consumo e capire se la tua azienda è interessata dai nuovi obblighi.

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Uscita anticipata dal Conto Energia: cosa cambia con il DL Bollette per i titolari di impianti fotovoltaici

Il Decreto-legge Bollette approvato dal Consiglio dei Ministri a febbraio 2026 introduce una novità significativa per i gestori di impianti fotovoltaici incentivati: la possibilità di uscire anticipatamente dal meccanismo del Conto Energia. Una misura volontaria che merita una lettura attenta, perché le implicazioni economiche per le aziende sono tutt’altro che banali.

Il contesto: perché nasce questa misura

Il provvedimento affronta il problema dell’elevata incidenza degli oneri generali di sistema derivanti dalla componente ASOS — destinata al sostegno delle fonti rinnovabili — sulla bolletta elettrica, intervenendo in particolare sul sistema di incentivazione per gli impianti fotovoltaici. In pratica, il Governo punta a ridurre nel breve periodo i costi in bolletta per famiglie e imprese, rimodulando i flussi di incentivi ancora in essere.

Chi è coinvolto

I commi da 1 a 3 prevedono che i titolari di impianti fotovoltaici con potenza superiore a 20 kW, che beneficiano di incentivi dei Conti Energia con scadenza dal 2029, possono scegliere volontariamente di ridurre del 15% o del 30% i premi tariffari previsti tra il 2026 e il 2027, in cambio di un’estensione della convenzione rispettivamente di 3 o 6 mesi.

Si tratta, in sostanza, di uno spalma-incentivi opzionale: cedere una quota del premio nel breve termine per guadagnare qualche mese in più di incentivo in coda.

L’uscita anticipata: il meccanismo centrale

Il vero meccanismo strategico è l’uscita anticipata dal Conto Energia a partire dal 2028, con un corrispettivo pari al 90% del valore attualizzato dei flussi residui. Tradotto: chi decide di abbandonare volontariamente il regime incentivante prima della scadenza naturale riceve in cambio una liquidazione pari al 90% del valore presente netto degli incentivi rimanenti.

L’erogazione del corrispettivo è però subordinata all’obbligo di rifacimento integrale degli impianti fotovoltaici. Non si tratta quindi di una semplice uscita con liquidazione in tasca: il legislatore lega il beneficio economico a un investimento concreto nel repowering dell’impianto.

La facoltà di fuoriuscita deve essere esercitata entro il 30 settembre 2026.

Perché questa condizione cambia tutto

L’obbligo di rifacimento integrale trasforma l’uscita anticipata in una vera operazione industriale. Per un’azienda significa pianificare un nuovo investimento, valutare i costi di sostituzione tecnologica, accedere eventualmente a nuovi incentivi per il revamping, e calcolare se il 90% del valore attualizzato residuo copre (o almeno contribuisce significativamente a) il costo del nuovo impianto.

L’uscita anticipata riguarderebbe gli stessi impianti fotovoltaici fino a un massimo di 10 GW, pari a circa un quarto dell’intero parco solare installato nel Paese. La portata potenziale è quindi enorme, anche se diversi analisti del settore nutrono scetticismo sull’effettiva adesione degli operatori, visti i vincoli posti.

Cosa deve fare ora chi è interessato

Il comma 6 del decreto demanda a un decreto del Ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica la definizione delle modalità attuative della fuoriuscita dal Conto Energia. Significa che le regole operative non sono ancora definite nel dettaglio: è fondamentale monitorare l’evoluzione normativa nei prossimi mesi prima di prendere qualsiasi decisione.

Per le aziende con impianti incentivati, il momento giusto è adesso: fare un’analisi accurata del valore residuo del proprio Conto Energia, valutare i costi di un eventuale rifacimento e capire se l’operazione ha senso dal punto di vista del piano industriale.

WP Energy è a disposizione per supportare i propri clienti in questa valutazione, con un’analisi personalizzata delle convenzioni in essere e delle opportunità offerte dal nuovo quadro normativo. Contattaci per un confronto senza impegno.

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Adeguamento RiGeDi per impianti fotovoltaici: cosa devi sapere e cosa rischi

Se gestisci un impianto fotovoltaico o eolico connesso alla rete di media tensione con potenza uguale o superiore a 100 kW, probabilmente hai già ricevuto (o riceverai a breve) una lettera dal tuo Distributore di rete. L’oggetto: adeguarti alla procedura RiGeDi (Riduzione della Generazione Distribuita), disciplinata dalla deliberazione ARERA 421/2014/R/eel e ora rafforzata dalla deliberazione 23/2026/E/EEL del 10 febbraio 2026.

Non si tratta di una comunicazione di routine. Le conseguenze del mancato adeguamento sono concrete e immediate.

Cos’è la procedura RiGeDi e perché è urgente

La RiGeDi è la procedura con cui Terna, il gestore della rete di trasmissione nazionale, può — tramite i distributori locali — ridurre o distaccare da remoto gli impianti di generazione distribuita nelle situazioni di emergenza del sistema elettrico, come accade nelle giornate primaverili con basso consumo e alta produzione da rinnovabili.

Il problema è che negli ultimi anni la crescita esplosiva del fotovoltaico e dell’eolico ha reso queste situazioni sempre più frequenti e critiche. Terna ha segnalato ad ARERA una “persistente e diffusa disapplicazione” delle prescrizioni vigenti in materia di teledistacco: troppi impianti, pur obbligati, non sono ancora dotati delle apparecchiature necessarie (modem/attuatore GSM/GPRS secondo la Norma CEI 0-16, Allegato M).

La primavera 2026 si annuncia particolarmente critica: sono attesi circa 4,1 GW aggiuntivi di capacità rinnovabile non programmabile sulle reti di media e bassa tensione rispetto alla primavera 2025.

Chi è obbligato ad adeguarsi

Sono soggetti agli obblighi tutti gli impianti fotovoltaici ed eolici che abbiano contemporaneamente queste caratteristiche:

  • connessi alla rete di media tensione
  • potenza nominale ≥ 100 kW
  • alimentati da fonte solare o eolica

L’obbligo vale sia per impianti nuovi che per quelli già in esercizio da anni.

Le sanzioni previste dalla delibera 23/2026/E/EEL

Con la delibera di febbraio 2026, ARERA ha notevolmente inasprito gli strumenti di enforcement. Dal 16 marzo 2026, per gli impianti non adeguati per cause imputabili al produttore (non al distributore):

1. Sospensione dei pagamenti GSE: per gli impianti con convenzione attiva (incentivi Conto Energia, ritiro dedicato, scambio sul posto), il GSE sospende l’erogazione di tutte le partite economiche fino alla comunicazione di avvenuto adeguamento da parte del distributore di riferimento.

2. Corrispettivo aggiuntivo per i BRP: chi non è in convenzione GSE, ma ha un contratto di dispacciamento tramite un Balance Responsible Party (BRP), è tenuto a versare a Terna un corrispettivo mensile aggiuntivo pari all’energia immessa moltiplicata per il prezzo del Mercato del Giorno Prima (MGP) della propria zona.

3. Distacco fisico in campo: se si rende necessaria l’attivazione della procedura RiGeDi e l’impianto risulta non adeguato, il personale del distributore può disconnetterlo fisicamente intervenendo in campo. In questo caso, il produttore non ha diritto ad alcuna remunerazione per la mancata produzione.


Cosa fare subito

Se hai ricevuto la lettera del distributore, il tempo stringe. WP Energy può supportarti nella verifica dello stato di adeguamento del tuo impianto, nella gestione delle pratiche con il distributore e nell’installazione delle apparecchiature necessarie.

Non aspettare il blocco dei pagamenti per agire.

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